La pandemia cambia il mercato immobiliare

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Nella generale crisi che ha colpito tutti i settori, compreso quello immobiliare, il mercato della Smart Home (o “casa intelligente”) ha retto l’urto molto più di quello che ci si poteva attendere, contenendo la flessione al -5% rispetto al 2019 e comunque ha chiuso il 2020 mantenendo un valore pari a 505 milioni di euro.

La pandemia ha dunque toccato il comparto della “casa intelligente“, ma in modo non drammatico.

Il mercato

I risultati della ricerca sul mercato della Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, mostrano che il rallentamento del settore rispetto agli anni precedenti è stato evidente anche in altri Paesi europei, soprattutto in Spagna (stabile a 420 milioni).
Mentre in Francia (1,1 miliardi, +3%), Germania (2,9 miliardi, +16%) e Regno Unito (2,8 miliardi, +10%) il fatturato è addirittura aumentato e non di poco.

L’analisi sottolinea anche che il trend Smart Home era in continua crescita negli ultimi anni in Italia e che l’emergenza sanitaria Covid-19 ne ha solo frenato l’ascesa, senza però segnare un’inversione di tendenza.

Nel complesso la crescita è buona, ma in valore assoluto l’Italia rimane ancora indietro rispetto a Francia, Germania e UK.

I consumatori

In tempo di pandemia, nonostante i timori iniziali, in molti ne hanno approfittato per non rimandare più l’acquisto di una casa, optando per sistemazioni più ampie e con spazi esterni.
Tutti noi, anche se in alloggi che pensavamo temporanei, ma che hanno finito col diventare permanenti, abbiamo cominciato a riconsiderare i termini del nostro rapporto con l’ambiente domestico, a volere più comodità e tranquillità.

E la domotica ha giocato un ruolo di primo piano. Un nuovo termostato, gli elettrodomestici intelligenti (soprattutto robot aspirapolvere e purificatori d’aria), luci a led multicolori, i videocitofoni di nuova concezione, gli assistenti vocali in più stanze della casa, ci hanno permesso di rinnovare i nostri spazi domestici per renderli più confortevoli.

La nuova centralità che la casa ha guadagnato durante la pandemia ha favorito la vendita di queste soluzioni “smart”, mentre un po’ meno richieste sono le videocamere e i sensori per controllare gli ambienti di casa in nostra assenza, visto che usciamo molto di meno.

Comunque sia, la generale crisi non ha diminuito il livello di conoscenza e l’uso degli oggetti connessi da parte degli italiani. Oltre due terzi dei consumatori hanno sentito parlare almeno una volta di “casa intelligente“, è cresciuta la percentuale di utenti che possiede almeno un oggetto tecnologico (43%, +1%) ed il 19% dei consumatori ha aumentato l’uso delle funzionalità “smart”.

Il Superbonus 110%

Lo studio dell’Osservatorio evidenzia che «la pandemia ha contribuito a rinnovare l’interesse degli italiani per la casa e a far crescere la cultura digitale dell’utenza: due elementi che traineranno il mercato nel 2021».

Il consumatore, anche se ancora un po’ preoccupato per i rischi legati alla privacy, è sempre più ricettivo alle nuove offerte con cui è possibile gestire in automatico o da remoto gli impianti e i dispositivi dell’abitazione per il risparmio energetico, il comfort e la sicurezza.
Il mercato inoltre, è più maturo e numerose aziende stanno lavorando al lancio di nuovi servizi per la Smart Home: dal pronto intervento in caso di furto, garantito e realizzato da primarie aziende di vigilanza, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, fino al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte.

In più, le detrazioni e gli incentivi fiscali del Governo – in primo luogo il Superbonus 110% e altre misure come l’Ecobonus o il Bonus Domotica – hanno ispirato le ristrutturazioni ed il ricorso a nuovi tipi di energie rinnovabili per la casa, con dispositivi moderni (caldaie, termostati e climatizzatori) che sono a tutti gli effetti “smart” e regolabili via app da smartphone o dialoganti con altri dispositivi casalinghi.

È vero, la lotta alla pandemia è ancora lunga da vincere. E sì, gli uffici si svuotano, le case si ingrandiscono, le piccole botteghe chiudono e i magazzini, invece, sono in piena effervescenza per via della crescita dell’e-commerce.
Ma è anche vero che nel futuro, che non sarà obbligatoriamente sempre in casa, il mercato immobiliare residenziale sarà chiamato a far fronte alle nuove esigenze dei clienti e ad un generalizzato aumento della domanda di case sempre più intelligenti e connesse.
E tutto in ottica “smart”!

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